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Riccardo Scamarcio in quattro anni si è costruito un bel curriculum cinematografico. Fra i film a cui ha preso parte, Tre metri sopra il cielo, Romanzo Criminale, Texas e Mio fratello è figlio unico. Un Uomo perfetto.

L'ascesa prosegue: l’attore pugliese è stato arruolato nel cast del prossimo film di Costa-Gavras, dal titolo Eden Is West. Ambientato in Grecia (paese d’origine di Costa-Gavras), il film racconta di emigrazione e povertà.

Ma la lista degli attori italiani sulla cresta dell'onda non finisce qui. Ecco i loro nomi, partendo da un film, Melissa P, che non ha lasciato il segno, ma ha lanciato alcune carriere: parlo ad esempio di Primo Reggiani, che dava il volto a Daniele, ragazzo della Palermo bene di cui la protagonista Melissa (la spagnola Maria Valverde) era innamorata.

339_38_1 La parte del migliore amico di Reggiani, sempre in Melissa P., era affidata a Elio Germano, uno dei volti del film Che ne sarà di noi (per la regia di Giovanni Veronesi e la sceneggiatura di Silvio Muccino), della fiction Paolo Borsellino e del lungometraggio Mio fratello è figlio unico, dove si è conquistato la parte di coprotagonista insieme al solito Scamarcio.

Il ruolo minore di custode del museo (che con Melissa ha un rapporto sessuale) era tra l'altro ricoperto dal fenomenale Claudio Santamaria (L'Ultimo bacio, Romanzo criminale).

Altri nomi: Martina Stella, lanciata dal film L'ultimo bacio e poi co-protagonista, insieme ad Alessandro Gassman e Anna Valle, della fiction Le stagioni del cuore e de la miniserie La freccia nera.

Sul fronte maschile Giorgio Pasotti, che dopo aver avuto un ruolo secondario ne L'ultimo bacio (era uno degli amici di Carlo, alias Stefano Accorsi), ha fatto innamorare le italiane in Distretto di polizia 3, fiction in cui era il fidanzato del commissario Giulia Corsi (Claudia Pandolfi).

E ancora..Nicoletta Romanoff, che accantonato il ruolo di lolita aspirante velina in Ricordati di me, haN impersonato Francesca Mambro, la compagna del terrorista nero Giusva Fioravanti (parte affidata tra l'altro all'inseparabile fidanzato Pasotti) nella fiction a lui intitolata.

Giulia Michelini, con un ruolo minore in Ricordati di me (era la ragazzina che faceva girare la testa a Paolo Ristuccia, alias Silvio Muccino), si è poi aggiudicata la parte di Sabina, la sorella del commissario Giulia Corsi in Distretto di polizia 3, e quella della figlia di Paolo Borsellino nella fiction omonima.

Andrea Samà, dopo l'esordio in Ricordati di me (non ve lo ricorderete - scusate il gioco di parole - era un amico di Paolo Ristuccia, alias Silvio Muccino) è ricomparso sui nostri teleschermi nella fiction Padri e figli, nei panni di Nicola (il figlio diciottenne dello psicologo Francesco Patrizi, alias Silvio Orlando).

Ago 07 3

Michelangelo Antonioni: biografia e opere del maestro scomparso

Pubblicato da Elena Redaelli alle 16:37 in Film


Dal suo primo lungometraggio, Cronaca di un amore (1950) fino al più recente Eros (2004), Michelangelo Antonioni si è rigorosamente ispirato alla realtà del suo tempo per scandagliare conflitti e sospensioni, psicologie e sentimenti dei protagonisti del suo cinema.

Nato a Ferrara il 29 settembre 1912, dopo aver frequentato il ginnasio e l'Istituto Tecnico, si laurea in Economia e Commercio, a Bologna.
Durante il periodo universitario si interessa di teatro e con un gruppo di amici mette in scena Cecov, Ibsen e Pirandello.

Contemporaneamente collabora come critico cinematografico al Corriere padano, il quotidiano di Ferrara.
Nel 1940 decide di trasferirsi a Roma per avvicinarsi al mondo del cinema.
Si è già cimentato dietro una macchina da presa, una Bell and Owell 16 mm, quando ha cercato di realizzare un documentario all'interno di un manicomio della sua città. La reazione sconvolgente e imprevista dei malati gli ha impedito le riprese, ma lui serberà a lungo il ricordo di quei momenti.

A Roma entra nella redazione della rivista Cinema, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1942 collabora alla stesura di Un pilota ritorna (Roberto Rossellini, 1942).

Quando la Scalera Film lo manda in Francia per fare l'aiuto regista di Marcel Carné (per L'amore e il diavolo, 1942), si trova davanti un uomo che lo accoglie con una malcelata diffidenza. Tornato in Italia inizia a girare il suo primo documentario, Gente del Po (1947), ultimato dopo la fine della guerra.

Continua la sua attività di sceneggiatore (Caccia tragica, Giuseppe De Santis, 1946) e insieme a Luchino Visconti lavora a due progetti che non riescono ad essere realizzati.

Ha 38 anni quando porta a termine il suo primo film (Cronaca di un amore, 1950), con Lucia Bosé e Massimo Girotti, ritratto dell'alta borghesia milanese che viene accolto con favore dalla critica e dal pubblico. Successivamente, quando presenta ai produttori i suoi progetti, è già considerato un regista difficile, di incerto esito al botteghino.

Per La signora senza camelie (1953) vorrebbe una comparsa di Cinecittà, una bruna dai begli occhi, ma i produttori insistono per un nome già collaudato, quello di Lucia Bosé, la quale non sembra proprio a suo agio in quel ruolo.

La comparsa si chiama Sofia Scicolone e molti anni dopo, quando sarà diventata la grande Sophia Loren, mediterà più volte, insieme a lui, di recuperare quell'occasione mancata.

Negli anni '50 deve superare ogni genere di difficoltà e ripetuti problemi con la censura. In questo clima dirige I vinti (1952), Le amiche (1955), Il grido (1957) e L'avventura (1960), con cui vince il Premio Speciale della Giuria al Festivaldi Cannes. Il film, il primo che gira con Monica Vitti alla quale rimarrà sentimentalmente legato per molti anni, è accolto in Francia con grande entusiasmo e gli consente di realizzare La notte (1961) e L'eclisse (1962), con cui si impone definitivamente a livello internazionale.

Ribattezzato come il regista dell'alienazione e dell'incomunicabilità (anche Dino Risi, per bocca di Gassman, non resiste alla tentazione di ricordarlo, Il sorpasso, 1962), nel 1964 abbandona il bianco e nero e passa al colore per raccontare le inquietudini di Giuliana, moglie insoddisfatta e adultera infelice (Deserto rosso, 1964).

A metà degli anni '60 valica i confini nazionali per inseguire, ancora una volta, la realtà del suo tempo. Si sposta in Inghilterra, nella swinging London dei capelloni e delle prime minigonne, con l'intento di fotografare una storia dai contorni indefiniti (Blow-up, 1966) e poi si trasferisce negli Stati Uniti dietro le tracce della contestazione giovanile americana (Zabriskie Point, 1970), dove immortala 'l'esplosione' della società consumistica alla luce di 17 macchine da presa.

La sequenza finale di Professione: reporter (1974), invece, la riprende tenendo ferma una specialissima macchina da presa per ben sette minuti, dopo che in Cina lo hanno appena messo al bando per Chung Kuo, Cina (1972), un documentario di quattro ore sulla Cina popolare. E' lui a realizzare il primo esperimento di cinema elettronico in Italia (Il mistero di Oberwald, 1979), eppure dopo Identificazione di una donna (1982), nonostante sia considerato uno dei registi più illustri e autorevoli del cinema mondiale, i suoi progetti incontrano ancora mille difficoltà.

Nel frattempo nutre altri interessi. Scrive una raccolta di racconti Quel bowling sul Tevere, pubblicata nel 1983 da Einaudi. Continua a coltivare la passione per la pittura e le sue Montagne incantante, ottanta piccoli quadri, vengono esposte in una mostra al Museo Correr di Venezia.

In seguito gira uno spot per la Renault e realizza un videoclip per una canzone di Gianna Nannini, Fotoromanza. Nel 1985, quando finalmente sta per dirigere un film tratto da un suo racconto, la malattia lo sorprende e lo costringe ad una forzata inattività.

Con l'aiuto e l'amore della moglie Enrica Fico riesce a lavorare ancora. Insieme a lei incontra Wim Wenders, la sua Ferrara e una schiera di grandissimi attori con cui si libra Al di la delle nuvole (1995). Dopo aver compiuto ottanta anni è ricomparso sul set per girare uno dei tre episodi che compongono il film Eros (i due compagni di viaggio di questa nuova avventura sono due nuovi maestri del cinema, Steven Soderbergh e Wong-kar Way).

Michelangelo Antonioni: oggi l'addio al regista dell'incomunicabilità

Ago 07 2

Michelangelo Antonioni: oggi l'addio al regista dell'incomunicabilità

Pubblicato da Elena Redaelli alle 12:06 in Film


"Penso che gli uomini di cinema debbano sempre essere legati, come ispirazione, al loro tempo. Non tanto per esprimerlo nei suoi eventi più crudi e tragici, quanto per raccoglierne le risonanze".

Diceva così Michelangelo Antonioni, e dal suo primo lungometraggio, Cronaca di un amore, fino al più recente, si è ispirato alla realtà, ha scandagliato i conflitti e i sentimenti dei protagonisti dei suoi film.
Si è spento serenamente nella sua casa di Ferrara, la città dove era nato nel 1912. Accanto a lui, la moglie Enrica Fico.

Tutto il suo cinema era ispirato ai vissuti interiori, tanto che è stato ribattezzato come il regista dell'alienazione e dell'incomunicabilità.

Tra i suoi film Il Grido e L'avventura (1960), con cui vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes.

Ma anche Deserto Rosso - con Monica Vitti, alla quale è stato legato - che gli fruttò il Leone d'oro alla carriera e Blow up, che gli valse la Palma d'oro al Festival di Cannes nel '67.

La malattia lo sorprese nel 1995, limitandolo nell'uso della parola, e tuttavia Antonioni non si arrese, lavorando ancora, questa volta accanto a Wim Wenders, con cui firmò Al di la delle nuvole.

Ieri in Campidoglio la Camera ardente.
I funerali si terranno oggi a Ferrara.

Lavorano nell'ombra, ma per una sera i riflettori si sono accesi soltanto su di loro: i doppiatori.

Al Teatro Ariston di Sanremo si è tenuta l'11esima edizione del Festival nazionale del doppiaggio, con la direzione artistica del critico Claudio G. Fava e l'organizzazione di Paolo Bruno Astori.
Premiate le migliori voci maschili e femminili della Tv e del cinema:
Pino Insegno ha ricevuto la targa alla carriera.

"E' un mestiere straordinario, provocatorio, se perdi un provino tu lo ottiene un altro bravo", ha detto l'attore.

Tranne qualche eccezione, i doppiatori hanno nomi e volti sconosciuti, ma voci inconfondibili sullo schermo, come quella del giovanissimo Alessio Puccio, letteralmente cresciuto insieme al protagonista di Harry Potter, Daniel Radcliffe.

"Ho avuto la prima esperienza di recitazione a sei anni - ha raccontato Puccio - A 8 anni ho doppiato i primi film..e poi si sono ricordati di me".

Doppiare non regala di certo la fama, ma ha le sue gratificazioni:
" E' un lavoro molto bello, che ti dà grandi emozioni e tu a tua volta puoi dare grandi emozioni", ha dichiarato Emanuela Rossi, voce di Michelle Pfeiffer e moglie di Francesco Pannofino, che fa il suo stesso mestiere.

"Il grande doppiatore è quello che trasmette un'emozione tale che il pubblico la ricorda", ha aggiunto Sandro Acerbo, voce del primo Brad Pitt.

Lug 0729

Anche Harry Potter tra i baci che hanno fatto la storia del cinema

Pubblicato da Elena Redaelli alle 18:42 in Film


Baci che hanno fatto la storia del cinema.

Innanzitutto quello indimenticabile: l'avvinghiarsi struggente fra Clark Gable e Vivien Leigh. Il primo Via col vento, 1939.
Un bacio che sfida e supera le convenzioni sociali.

E come non ricordare il bacio voluto da Alfred Hitchcock in Caccia al al ladro, tra Cary Grant e Grace Kelly. Era il 1955.

Sullo sfondo della Costa Azzurra anche Casablanca: momenti di passione fra Humphrey Bogart e Ingrid Bergmann.
Uno dei baci più sexy del cinema.

In vetta alle classifiche quello sotto la pioggia di Colazione da Tiffany: Audrey Hepburn e George Peppard. Era il 1961.

E ora veniamo ai giorni nostri: ecco il bacio che inaugura gli anni '90:
Patrick Swayze e Demi Moore in Ghost.
Trasgressivo, passionale, il sogno di tutti i fidanzati.

E ancora, il bacio rubato sul ponte del Titanic: Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. E' il 1997.

Ultimo, ma non in ordine di importanza: un bacio per accontentare tutti: il primo di Harry Potter, ne L'ordine della Fenice.

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