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Dr House "retrocede" su Italia 1: la 6.a stagione in onda da domenica 10 gennaio

Elena Redaelli avatar Giovedì 7 Gennaio 2010, 00:00 in Serie Tv Usa di Elena Redaelli

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Dopo due stagioni e mezzo su Canale 5, Dr House torna su Italia 1. L'appuntamento con la 6.a stagione del medical drama è per domenica 10 gennaio, quasi in contemporanea con la messa in onda americana, e poi ogni martedì a partire dal 12, con a seguire la 4.a stagione di The Closer.
Uno passagio di rete che ha il sapore di una retrocessione: su Canale 5 la 4.a e la 5.a stagione di Dr House non sono andate mai oltre il 20 per cento di share, quando gli obiettivi d'ascolto della rete ammiraglia sono del 22. Da qui la decisione di ricollocare Dr House su Italia 1, che lo aveva lanciato nell'estate 2005 senza troppe aspettative.

IL PROTAGONISTA DELLA SERIE Il dottor Gregory House di solito si occupa solo dei casi più difficili e per arrivare a una diagnosi ragiona per via deduttiva/induttiva/abduttiva, senza quasi avvicinarsi al paziente (con il quale ha un colloquio quando deve costruire un’anamnesi, o ancora quando – per guarirlo – vuole esplorare le sue motivazioni).

Il Dr House è un uomo in fuga: il personaggio interpretato da Hugh Laurie è terrorizzato dalla morte, assuefatto agli antidolorifici (con cui tenta di curare l'anima, più che il corpo) e ha paura del dolore. Tutti aspetti tabù anche per la cultura postmoderna, che fugge dalla morte e dalla sofferenza.

E' un telefilm pretestuoso: suo vero fine è quello di mettere a confronto con il problema del senso. Un senso che i telespettatori, in particolare dall'11 settembre 2001, non riescono più a trovare, né tantomeno la televisione fornisce loro risposta alla domanda "Come si può morire in quel modo senza avere colpa?".
L'11 settembre ha contribuito ad alimentare il senso di precarietà e di limite che ci attanagliava già da prima. 

Insomma, Dr House sul piano simbolico ha fatto deflagrare la nostra situazione esistenziale, fatta di tabù rimossi..e questo telefilm riesce inaspettatamente a toccarli.

UNA SERIE CATARTICA Inaspettatamente, all’inizio della seconda stagione, House si avvicina spontaneamente a uno dei malati, una volta risoltone il caso.

Si tratta di Andie, una paziente di Wilson di 9 anni con un cancro al cervello, alla quale House regala un altro anno di vita. In Dr House - in particolare in questo singolo episodio (dove a essere condannata a morire è una bimba innocente), ma anche in tutta la serie - respiriamo il più profondo terrore per il sentimento drammatico dell’esistenza e la consapevolezza di un destino di morte incombente sulla vita dell’uomo. C’è il terrore di ritrovarci immeritatamente colpiti da sventure, malattie, incidenti. E c’è la compassione più struggente, compassione che si basa su tutti e tre i passaggi individuati da Aristotele:

• un male distruttivo o doloroso che si abbatte su una persona

• il male fa acquisire al telespettatore la consapevolezza che la minaccia (della morte e della malattia) può incombere su chiunque e suscita in lui empatia

• (eventualmente) l’empatia del telespettatore cresce al sapere che il malato di House soffre il suo male immeritatamente

Il procedere con andamento tragico di ogni singolo episodio della serie, scandito sempre da prologo, sigla, caso clinico e chiusura finale, favorisce a sua volta il terrore: c’è un graduale incremento verso la catastrofe – la morte del paziente, a cui ci si avvicina come in un conto alla rovescia – accompagnato da una tensione passionale dei parenti del malato e degli assistenti di House (in contrapposizione con la calma apparente di quest’ultimo). Questo meccanismo crea sospensione e attesa, un vero e proprio climax (intervallato però da intermezzi comici, che aiutano a stemperare l’ansia crescente) che sfocia poi nella risoluzione dell’ultimo minuto da parte di House, spesso su intuizione geniale.

Come nella tragedia greca, raggiungiamo il piacere del «ritorno all’organismo da una condizione di turbamento a una di armonia secondo natura», ovvero il sollievo e la liberazione da quei sentimenti di terrore e commozione precedentemente suscitati e successivamente eliminati.

“Dr House” è catartico anche nel giro di un solo episodio (ovviamente ci sono puntate più efficaci di altre, come quella incentrata su Andie), non per niente il nostro eroe risolve i suoi casi nello spazio di ventiquattro ore, allo stesso modo delle opere tragiche la cui trama si svolge nell’arco di una giornata.
“Dr House”, tuttavia, è catartico soprattutto lungo le sue stagioni. Non è casuale che sia uno dei telefilm più visti degli ultimi dieci anni. Ci aiuta “a mantenere al minimo l’infelicità”.

Elena Redaelli

NB Materiale non riproducibile perché depositato (tratto dalla tesi di laurea di Elena Redaelli)

Sulle serie Tv americane leggete anche:

1
1
07 Gen 2010
alle 01:18

housfan

 almeno ci si potrebbe informare...

gli episodi di house non si svolgono praticamente mai nel giro di 24 ore.. su 100 episodi e poco più (americani andati in onda compresi) ce ne saranno massimo 6 o 7 che si verificano in nell'arco di una giornata... e la maggior parte sono la prima e l'ultima puntata di una serie...

 inoltre se 4 mesi di ritardo sono in contemporanea si può dire che l'11 settembre e l'agguato a berlusconi sono in contemporanea xD

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