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Precari di Milano, "L'importante è adesso": intervista a Francesco Gungui

Elena Redaelli avatar Mercoledì 26 Agosto 2009, 18:55 in Inchieste di Elena Redaelli
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MILANO. Precari al lavoro e precari in vacanza a Milano. E’ proprio durante l’estate che il precario tende a fare sua la filosofia del «Fai ciò che puoi, con ciò che hai, dove sei». Filosofia alla lunga vincente. Per un milione di milleuristi che arrancano, ve ne sono una manciata che proprio sul precariato esistenziale hanno costruito la loro fortuna.

Oltre ad Alessandro Rimassa, teorico della "Generazione 1000 euro", uno di questi è Francesco Gungui, scrittore milanese di 29 anni che «Nel catalogo c’è tutto» (Feltrinelli) ha tracciato un manuale di sopravvivenza per ragazzi alle prese - loro malgrado - con il campare alla giornata. Prima di arrivare al successo come autore, lo stesso Gungui si è improvvisato cameriere, barista, imbianchino, decoratore floreale, baby-sitter, commesso e aiuto-cuoco.

Nell’estate 2008 il suo primo romanzo, «Mi piaci così» (Mondadori) ha venduto oltre 25mila copie. A giugno è uscito il seguito, «L’importante è adesso» (sempre Mondadori), storia d’amore e di formazione ambientata a Londra, una metropoli che sta diventando la nuova meta dei milleuristi. «Fai ciò che puoi, con ciò che hai, dove sei» è proprio lo spirito che anima il nuovo libro.

«Senza inglese non si va da nessuna parte – sottolinea Gungui – Si fa prima a volare da Milano a Londra che attraversare il capoluogo lombardo nell’ora di punta. Senza contare che costa di più spostarsi in taxi da Loreto sino al Duomo che in aereo (con una compagnia low cost) dall’aeroporto di Malpensa a quello di Gatwick. Bisogna cogliere l’attimo e l’attimo è adesso. Vivere un anno a Londra rappresenta quello che avrei fatto se non avessi sfondato come scrittore.
E così è per Giacomo, il protagonista 19enne del mio libro. Parte per trovare il suo futuro e incontra il presente. Da un punto di vista simbolico per i milleuristi Londra rappresenta la libertà, il lasciarsi tutto alle spalle. Trasferirvisi per imparare bene l’inglese, però, diventa anche una scelta razionale, un piano di riserva a cui bisognerebbe ricorrere in periodi di crisi come questo».

 

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* Elena Redaelli - Pubblicato sul quotidiano Il Giorno

Nella foto, Francesco Gungui


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