Il gossip TV cucinato da una under 30 ;)
"Generazione 1000 euro", il film: intervista "dolceamara" al regista Massimo Venier. La pellicola uscirà nelle sale venerdì 24 aprile.
E’ il lontano 1997 quando nel pieno centro di Milano, al terzo giorno di programmazione di «Tre uomini e una gamba», scoppiano tafferugli tra la gente in coda. Sul film inizialmente nessuno avrebbe scommesso un soldo, eppure la fila è talmente lunga che molti non riescono a entrare in sala e devono intervenire le Forze dell’ordine per calmare gli animi. Inizia così la cavalcata verso il successo di Aldo, Giovanni e Giacomo e del loro regista e sceneggiatore Massimo Venier, che insieme al trio comico gira cinque film in otto anni («Tre uomini e una gamba», «Così è la vita», «Chiedimi se sono felice», «La leggenda di Al, John e Jack», «Tu la conosci Claudia?»), sbancando letteralmente i botteghini.
Nato nel 1967 a Varese e residente a Milano, Venier nel 2006 dirige invece Ale e Franz - la coppia tutta da ridere esplosa a Zelig - nel film «Mi fido di te», una commedia delicata e divertente che ha faticato al botteghino trovando però il proprio pubblico in Dvd.![]()
Ora Venier si prepara a sbarcare al cinema con il suo settimo lungometraggio, «Generazione 1000 euro» (in uscita il 24 aprile), di cui ha firmato regia e sceneggiatura (insieme a Federica Pontremoli). Co-prodotta da Rai Cinema insieme ad Andrea Leone films e distribuita da 01Distribution, «Generazione 1000 euro» è una commedia dolceamara liberamente ispirata all’omonimo best-seller del 2006 di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa (qui l'intervista ad Alessandro Rimassa), romanzo diventato un vero e proprio manifesto esistenziale dei precari.
Sul grande schermo vedremo le disavventure del trentenne Matteo (Alessandro Tiberi) - con una laurea in matematica, un impiego precario e le tasche vuote - e quelle dei suoi coinquilini Francesco (Francesco Mandelli), Beatrice (Valentina Lodovini) e Angelica (Carolina Crescentini).
E’ un Venier che non ti aspetti quello intervenuto all’Università Cattolica di Milano, in un incontro a tu per tu con gli studenti del Master in «Scrittura e produzione per la fiction e il cinema». Gambe incrociate sulla scrivania, dai modi di fare informali Venier sembra ancora il ragazzo che alla fine degli anni ’80 ha debuttato come autore per la «Gialappa’s band» (insieme al terzetto ha ideato e scritto le prime sette edizioni di «Mai dire goal» e «Mai dire lunedì»). Tutta apparenza però. Quel ragazzo è decisamente cresciuto.![]()
In che modo «Generazione 1000 euro» si discosta dal libro a cui è ispirato? Massimo Venier «Abbiamo mantenuto il titolo, che è molto forte, il tema e alcune situazioni. Rispetto al libro, però, non affrontiamo un’analisi del precariato - come si fa a sbarcare il lunario risparmiando - ma diamo voce ai nostri personaggi per raccontare una storia e anche mostrare quanto è sfaccettata questa generazione. Le persone sono diverse e così le loro storie, mentre la parola “precariato” tende a uniformare tutto».
Con l‘attuale crisi economica si può ormai parlare di «Generazione 0 euro»: qual è il tema del film che molti ragazzi avvertiranno come loro?
Massimo Venier «Quando ero io ad avere trent’anni, c’era ancora la possibilità di lavorare con il posto fisso - per esempio in banca - e ci si poneva il problema “Voglio davvero questo?”. Un momento della vita, una piccola crisi scomparsa del tutto. Il film parla di come il vero dramma del precariato sia rovinare l'età in cui dobbiamo confrontarci con i nostri sogni».
Avevi già affrontato le storie di personaggi in difficoltà economica in «Mi fido di te», con Ale e Franz. Questa volta nessun comico è protagonista...
Massimo Venier «In “Mi fido di te” parlavo di quando si perde il lavoro a 40 anni. Una situazione ovviamente diversa da quando non si riesce a trovarlo a 30. Con “Generazione 1000 euro” voglio fare un altro tipo di commedia, di conseguenza ho scelto attori adatti a questo tipo di storia realistica e rappresentanti la categoria dei 30enni. In sostanza, se dirigo dei comici il mio obiettivo primario è fare ridere. Nel nuovo film, invece, l’intento è raccontare le storie di una categoria esistenziale. Non che “Generazione 1000 euro” non faccia ridere, in questo credo che vi riesca anche più di alcuni film comici. E poi c’è in particolare un attore, Francesco Mandelli, che tra i quattro personaggi principali strappa risate già di per sé».
«Generazione 1000 euro» è stato girato tra Barcellona e Milano, dove hai messo radici e alla quale sei molto legato: girare nel capoluogo meneghino quanto ha contato dal punto di vista delle atmosfere?
Massimo Venier «Milano è proprio la capitale della società italiana rispetto a questo tema. In più è la mia città, conosco le persone che ci vivono e si trovano in queste circostanze difficili. Anche se effettuare le riprese qui è un incubo dal punto di vista dei permessi, cerco di farlo più che posso. E difatti non è la prima volta».
La seconda parte della lunghissima intervista è in questo post .
* Intervista di Elena Redaelli uscita domenica 19 aprile sul QN (Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino)
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alle 12:39
Achille della Ragione
Generazione 1000 euro Una incalzante denuncia del lavoro precario Un film amaro condotto con sottile ironia da Massimo Venier, che si avvale di attori bravi nell’ interpretare le ansie, i desideri repressi, l’incertezza del futuro, il mal di vivere della generazione dei trentenni alle prese con il lavoro precario.Una commedia all’italiana che rincorre una realtà complessa e la rappresenta semplificandola eccessivamente.Un cameo gustoso è costituito dalla presenza di un improbabile cattedratico nei panni, debordanti, di Paolo Villaggio, che sembra uscito letteralmente da una pellicola di Frank Capra.I personaggi che danno vita al racconto sono tutti laureati brillantemente e costretti ad adattarsi ad un lavoro spesso diverso da quello per il quale si erano preparati, ma soprattutto con contratti aleatori che possono interrompersi da un momento all’altro per il capriccio di un capoccia.Il lavoro precario è una maledizione per i giovani, i quali non hanno più punti fermi che permettano di fare progetti per il futuro: formarsi una famiglia, fare dei figli, comprarsi una casa con un mutuo, godere un domani della pensione.
Anche il Papa ha fatto sentire la sua autorevole voce sul problema, ma purtroppo, più che lamentarsi del fenomeno, non è riuscito ad avanzare alcuna proposta risolutiva.
Molti credono che il lavoro precario sia una triste prerogativa dell’Italia, viceversa esso è una regola in tutti i paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, dove la estrema mobilità del lavoro è considerata la ricetta dello sviluppo economico.
La scuola fino a quando il problema non avrà trovato una soluzione dovrà impegnarsi a fornire ai giovani una preparazione multidisciplinare, in previsione che, nel corso della vita, siano costretti più di una volta a cambiare completamente tipo di attività.
Lo Stato ed i sindacati devono impegnarsi ad elaborare e rispettare una legislazione che preveda la possibilità reale di licenziamento per giusta causa, allo scopo di sfatare il pregiudizio(in gran parte vero) che un datore di lavoro che assuma un dipendente lo debba assumere a vita. Bisogna convincersi che una strenua difesa del lavoro comporta una palpabile penalizzazione per chi lo cerca.
Gli economisti debbono spiegarci se la precarietà è una condizione favorevole dello sviluppo economico e prospettarci modelli alternativi, nei quali un maggiore rispetto dei diritti del lavoratore sia compatibile con un incremento della produzione.
I politici debbono recepire la gravità del problema e, coraggiosamente, proporre soluzioni anche contro i poteri forti, spesso sopranazionali e sempre onnipotenti. Il loro compito è il più gravoso e necessita di un grosso appoggio per evitare il senso di solitudine delle scelte decisive, in mancanza delle quali non esisterà un futuro, non solo per i giovani, ma per la nostra civiltà.
Achille della Ragione