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Sanremo 2009: Povia, "Luca era gay" o era solo per la visibilità?

Elena Redaelli avatar Mercoledì 18 Febbraio 2009, 13:06 in Music di Elena Redaelli

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Sanremo 2009, «Luca era gay» o no? L'autore della canzone incriminata, Giuseppe Povia, martedì sera ha cantato, mostrato un cartello («Nessun uomo in fondo sa come è fatto un altro») e in sostanza ritrattato. Complice, tra l'altro, il cambio in corsa del testo del brano ("Nessuna malattia, nessuna guarigione"). Il brano di povia è rap e molto orecchiabile. Bilancio: applausi, una paio di buu preventivi e qualche rimostranza da Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay.

Vladimir Luxuria però non ci sta lo stesso e oggi tuona «Luca "era" gay? Non ci risulta sia morto, e comunque da defunti non si cambia orientamento sessuale. È "guarito"? Ma qui non stiamo mica parlando di febbre. Da tempo l'Organizzazione mondiale della Sanità ha escluso che l'omosessualità sia una patologia, e se di malattia possiamo parlare è quella che riguarda l'amore, ma vale per tutti. Proprio a Sanremo Tenco si suicidò per un legame che lo rendeva infelice, e lui era eterosessuale!».

Povia si difende: «Il testo che ho scritto racconta una storia sentita in treno. Siete voi che la state facendo diventare la storia di molti». Confessa anche che il titolo originariamente era diverso: «Un altro uomo». Macché provocazioni.

Insomma, "Luca era gay" o piuttosto Povia era solo in cerca di visibilità, specie dopo il secondo posto ottenuto da Anna Tatangelo l'anno scorso con una canzone perbenista sullo stesso tema ("Il mio migliore amico")?
Per chiarirvi le idee, ecco una vecchia intervista che mi ha rilasciato Povia.

L'intervista, che Povia mi ha rilasciato insieme a Baccini, è dello scorso aprile, in occasione della presentazione dell'album "Uniti".

Baccini e Povia: "Siamo come il diavolo e l'acqua santa". Il brano che hanno scritto insieme, “Uniti”, è balzato direttamente al quinto posto nella classifica dei singoli più venduti in Italia. Nei primi giorni di maggio uscirà anche l’album omonimo, “Uniti duemilacinqueduemilaotto”, in un’edizione speciale - Cd più Dvd - distribuita da “Deltadischi”. Una mini raccolta di canzoni, video e immagini inedite, per ripercorrere il cammino che i due artisti hanno fatto in questi anni di sodalizio discografico con la “Target Music”, storica etichetta di Angelo Carrara.

Loro sono Francesco Baccini e Giuseppe Povia, o, come si autodefiniscono, il diavolo e l’acqua santa.

Come è iniziata questa collaborazione musicale?
Baccini: «Come nasce un’amicizia. Ci siamo conosciuti due anni fa e abbiamo iniziato a frequentarci e suonare insieme».
Povia: «Lui è venuto anche a trovarmi al Festival di Sanremo (hanno duettato insieme nel 2006, eseguendo la canzone di Povia poi risultata vincitrice, “Vorrei avere il becco”, ndr). Abbiamo qualche anno di differenza, ma entrambi pensiamo che la musica possa cambiare le cose. “Uniti” è una sorta di dialogo tra due amici: uno crede che sia possibile risolvere i problemi attraverso la fede, l’altro attraverso le forze dell’uomo. Da qui il video in cui io sono vestito da don Camillo e Baccini da Peppone. La canzone non è mai stata trasmessa dalle radio una sola volta, come molte altre prodotte da etichette indipendenti, eppure siamo in vetta alle classifiche dei singoli. Siamo scomodi, lui da vent’anni e io da tre».

Il singolo “Uniti” denuncia la “tornacontocrazia”, ovvero il potere delle major e i giochi delle lobby.
Baccini:
«Guarda caso, è stato bocciato dalla commissione del Festival di Sanremo 2008. Così, negli stessi giorni del Festival, sempre a Sanremo, abbiamo dato vita a una manifestazione alternativa, l’Independent music day. L’iniziativa ha riempito la piazza e on line (sul sito www.independentmusicday.com, ndr) ha raccolto tantissimi consensi. Vogliamo chiedere maggiore spazio per la musica italiana, anche attraverso un’apposita proposta di legge».
Povia: «Siamo italiani, eppure per quanto riguarda la musica siamo il popolo meno italiano al mondo. Il 21 giugno porteremo la manifestazione a Roma, mentre a settembre andremo a Napoli».

Qual è il vostro rapporto con il Web?
Baccini:
«Il Web non ha filtri. Grazie al tam tam che c’è su Internet siamo riusciti a pubblicizzare l’Independent music day del 27 febbraio, portando cinquanta gruppi emergenti in piazza a Sanremo e facendo accorrere tantissimi spettatori. La stampa tradizionale ci ha completamente ignorati».
Povia: «Il Web permette a tutti di fare musica e di diffondere facilmente le canzoni. Della musica è però importante salvaguardare la qualità».

Vivere a Milano ha influenzato la vostra musicalità?
Baccini:
«Io sono nato a Genova, ma vivo in Lombardia da 18 anni. Mi piace definirmi un emigrante di 100 chilometri. Il cielo sopra Milano a volte è così grigio. Da qui la canzone “Il cielo di Milano”, contenuta nell’album in uscita. Il capoluogo meneghino è molto vivo dal punto di vista musicale, mi capita spesso di andare ascoltare gruppi nei locali».
Povia: «Io sono nato a Milano. Al di là della musica, tengo molto a questa città e vorrei che fosse realizzato al più presto un Palazzetto dello sport..dove sentire un giorno urlare "Povia, Povia"».

(Articolo che ho scritto per il quotidiano Cronacaqui, pubblicato giovedì 24 aprile. Foto Blogosfere) 

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8
8 commenti
8
06 Apr 2009
alle 14:24

emma hiba moryno

Secondo me la canzone di povia é stata tra le migliori di tutti  festival.

7
10 Mar 2009
alle 19:26

mattia

ma dove cakkio trovo i testi?????????

6
02 Mar 2009
alle 18:38

LIDIA

POVIA 6 STRAFICO DOPO MARCO

 

5
19 Feb 2009
alle 15:15

viky

Sono una ragazza lesbica che sta da 10 anni con una bellissima e dolcissima donna... senza andare da preti e stregoni abbiamo ripercorso insieme la nostra infanzia e abbiamo capito che ci amiamo solo ed esclusivamente perchè amare resta la cosa più bella al mondo....

4
18 Feb 2009
alle 23:06

Mario Pulimanti

Stasera mi sento di schifo.
Un perfetto idiota.
Ormai sono maturo per qualche ospedale psichiatrico per lungodegenti.
Gabriele mi consiglia di riposarmi, finendo di parlare con un sorrisetto.
Liturgia.
Alzo le spalle.
Tanto sono sicuro che non servirebbe a nulla.
Grazie al cielo a Sanremo c’è Roberto Benigni.
Così mi limito a sedermi davanti alla TV ad aspettarla e, detto per inciso, a godermi lo spettacolo.
Sono sicuro di aver piazzato il colpo mortale alla tristezza.
Giusto.
Ogni tanto ho l’impulso di cambiare canale, dopo aver ascoltato canzoni belle, canzoni ballabili basate su ritornelli accattivanti e canzoni bruttine ma cantate da famose star, quando eccolo arrivare sul palco dell’Ariston.
Roberto Benigni: un grandissimo talento unito ad una vivace intelligenza.
Inutile dire di più.
Termina di recitare.
Rimango in silenzio ancora per qualche minuto, poi rimetto a posto il cuscino del divano e mi alzo.
Uscendo dalla sala da pranzo, mio figlio Alessandro mi chiede cosa ne pensi di Povia.
Non so cosa rispondergli.
Ho ascoltato la contestata canzone “Luca era gay”, la storia di un omosessuale che diventa eterosessuale.
Mah…Povia racconta semplicemente una storia di confusione, ed è anche apprezzabile sul piano musicale, ma Sanremo è un amplificatore tremendo e distorcente.
Quindi ci sono state manifestazioni antipovia da parte di associazioni gay e del “Comitato di liberazione da Povia” che ritengono il testo offensivo.
“I diritti non si barattano per quattro soldi: venduto”. “L’unico malato sei tu”. “Benigni, coraggio: schierati contro l’omofobia”.
A sollevare i primi cartelloni anti-Povia davanti all’ingresso dell’Ariston sono stati alcuni rappresentanti della federazione giovanile dei Comunisti italiani.
Dichiarazioni attribuite a Povia in interviste a varie riviste in verità non hanno facilitato la distensione.
Sabato, poi, sarà la volta della manifestazione dell’Arcigay.
Vabbè, però ritengo eccessivo tutte queste polemiche su una semplice canzone.
I problemi sono ben altri, come quelli affrontati da Benigni che a un certo punto del suo bell’intervento ha detto che “gli italiani non hanno bisogno della certezza della pena, bensì della certezza della cena”, alludendo chiaramente alla continua perdita d’acquisto dei nostri salari.
Poi spengo le luci e vado a letto.
A dormire, o a provarci.
Nella penombra, penso a tante cose.
Penso che mi è piaciuta più la canzone di Marco Carta di quella di Povia.
Cavolo, non sarò mica gay?
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

3
18 Feb 2009
alle 16:47

romeo

Peccato che quando uno faccia una canzone narrando una storia "vera", non intenda solo narrare quella storia, ma farne un simbolo carico di messaggi. Così se racconto di una bulimica in realtà voglio mandare a chi ascolta un messaggio di sensibilizzazione sulla bulimia, se parlo di un malato suicida rinchiuso in manicomio voglio mandare a chi la ascolta un messaggio di sensibilizzadione sulla situazione dei malati mentali.

Se racconto la storia di un ex-gay che era gay per un infanzia difficile e poi dicentato etero, do a chi la ascolta il messaggio che l'omosessualità è una turbe psichica originata da una cattiva relazione coi genitori, che può essere curata.

E' inutile che ci nascondiamo dietro un dito, negande questa banale realtà dicendo che in fondo era soltanto la storia di uno soltanto! non mi pare che ci voglia tanto per capire  che una canzone a tema sociale non tratta soltanto di storia una storia, ma di tutto il tema che la storia tocca!

2
18 Feb 2009
alle 15:10

Amina

D'accordissimo con Antonella!

Dite che se faccio una canzone intitolata "Carlo era etero" tratta da una storia vera fa lo stesso casino? Io dico di no! Cavoli è solo una canzone, tratta da una storia singolare e allora?

1
18 Feb 2009
alle 14:34

antonella

il festival stupendo,canzoni più o meno gradevoli , mi dispiace tantissimo, che ogni anno si critichi qualcosa , qualcuno ecc...

complimenti a bonolis sempre impeccabile , una mia opinione sulla canzone tanta critica ed attaccata , non credo che tocchi nessuno da quanto ho capito si parla di "UNA" singola persona e che non penso che nessuno si possa offendere, comunque è lo un mi giudizio , conplimenti ancora a tutti

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