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Nightlife a Milano, le strategie anticrisi delle discoteche/1

Elena Redaelli avatar Mercoledì 7 Gennaio 2009, 13:30 in Interviste di Elena Redaelli
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Tira aria di crisi anche sulla nightlife milanese. Il mondo della notte si trova a fronteggiare incassi in caduta libera, riduzione delle serate e tagli al personale. Un’indagine, commissionata nel 2008 dal Silb-Fipe (l’associazione che raccoglie i gestori dei locali), segnala un calo fino al 66 per cento di fatturato e presenze.
Tra gli addetti ai lavori intervistati, molti si scagliano contro il divieto di consumare alcolici dopo le due del mattino. Il cattivo andamento degli affari, però, non può essere ricondotto solo a questo decreto legge. Nel frattempo, i locali di maggiore tendenza della capitale meneghina stanno studiando per il 2009 nuove strategie per attirare i giovani: tra le altre, personalizzare le proprie location, invitare gruppi di clientela selezionata tramite i social network (come Facebook e MySpace) e puntare sui cosiddetti «dee-jay producers». Figure che richiamano vere e proprie community musicali e che, sempre più spesso, sono donne. In tutta Italia, le ragazze che lavorano come dee-jay sono una ventina. Della categoria fa parte anche Missy Jay, 31 anni, versiliese d’origine e dal 2006 approdata a Milano. E’ una dee-jay affermata sia nel Belpaese che all’estero, produce dischi per un’etichetta indipendente e ha un occhio privilegiato sul mondo del divertimento notturno.

Come si stanno muovendo le discoteche milanesi per fronteggiare la crisi degli ingressi?
Missy Jay: «La prima mossa dei gestori è stata tagliare le serate, privilegiando il fine settimana rispetto ai giorni feriali. L’Old fashion café di via Alemagna, per esempio, ha eliminato l’apertura del martedì, lo Shocking in via Bastioni di Porta nuova quella del mercoledì, Borgo e Karma, discoteche gemellate in zona Corvetto, quella del giovedì. Di conseguenza, si è scelto di ridurre il personale o di farlo lavorare part-time. Per quanto riguarda gli inviti, i pierre ormai si muovono attraverso Internet e sfruttano mailing-list e social network come Facebook per pubblicizzare i loro locali. Il tam-tam risulta così più diretto ed efficace che non con i volantini. E poi si cerca di puntare sulla selezione musicale. Ma non tutti possono permettersi una musica di qualità, per cui, di questi tempi, si assiste sempre più spesso all’impiego dei cosiddetti “dee-jay pulmino”, dee-jay giovanissimi che però garantiscono al locale la presenza dei loro numerosi amici».

Il divertimento notturno è in crisi a Milano in modo particolare?
Missy Jay: «Paradossalmente è proprio la città di Milano (ma anche Roma, ndr) a trovarsi in maggiore difficoltà. Sono crollate le prenotazioni dei tavoli da parte della clientela bene, che di solito porta la gran parte dell’incasso. I gestori tendono così a ridurre le spese e a far lavorare i dee-jay che costano meno, a discapito dei professionisti famosi e di quelli stranieri. Nel resto d’Italia, invece, le discoteche non presentano una tale concentrazione, per cui magari si organizzano meno serate di un tempo, ma si tende ancora a investire somme di 20mila euro nel nome di richiamo».

Quali sono i locali che quest’anno a Milano vanno per la maggiore?
Missy Jay: «Soprattutto i cocktail bars, come il Ricci (piazza della Repubblica), il Frank (via Lecco) e il Pacino café (piazza Bacone). Di solito al termine dell’aperitivo la serata prosegue con un’ottima selezione musicale. Per quanto riguarda le discoteche, resistono quelle storiche di corso Como: l’Hollywood, in particolare la domenica, l’Eleven e il Tocqueville, gemellato con Il Pineta di Milano Marittima. Quella del gemellaggio è un’ulteriore strategia per rilanciare i locali».

Da donna, come sei riuscita a diventare affermata dee-jay nella realtà milanese e non solo?
Missy Jay: «Bisogna essere brave e forti di carattere. Io ho imparato a mettere i dischi da autodidatta, frequentando alcuni miei amici dee-jay. Mi sono fatta le ossa suonando nei villaggi turistici e successivamente nei locali più “in” di Londra e Barcellona. Il tutto mentre studiavo Lingue e letterature straniere all’Università di Pisa. Bisogna essere predisposti al ritmo, i dischi girano infatti a velocità diverse e l’impresa sta nel metterli a tempo. Non è vero che i vecchi vinili siano stati soppiantati dai file Mp3, io per esempio quando suono uso entrambi: attraverso un computer dotato di Cd player, scheda audio e cavi, faccio girare la musica su due vinili vuoti e ricreo così quel caratteristico rumore che fanno i vinili originali. Sono anche una produttrice, compongo dischi di musica elettronica che vengono venduti sia in negozi virtuali (su Internet, ndr) che reali».

Elena Redaelli - articolo pubblicato il 7-1-2009 sul quotidiano Il Giorno
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