Il gossip TV cucinato da una under 30 ;)
Intervista a Claudia Pandolfi sul set di "Amore, bugie e calcetto".
Nel film di Luca Lucini sei Silvia, sposata da 12 anni, ma con un matrimonio in crisi. Come mai?
Le ragioni della crisi sono intrinseche al matrimonio stesso.
A un certo punto anche persone affiatate si ritrovano a non parlare più e a dare per scontate certe cose.
Però tuo marito si trasformerà in casalingo per risolvere la situazione..
Ci prova e ci riesce anche. Decide di fare questo gesto altruistico, che poi invece si rivela utile anche per lui stesso.
Nella vita reale sei compagna di Roberto Angelini.
Come fate a mantenere il vostro equilibrio di coppia, siete entrambi artisti..
E chi te l'ha detto che siamo equilibrati? (ride)
In realtà il consiglio che do a mio marito nel film vale per la vita di tutti i giorni:
non bisogna mai smettere di parlare, confrontarsi, alzare barriere difficili da superare.
Nella vita facciamo i bravi, cerchiamo di essere intelligenti e di non perderci nelle possessività, nelle gelosie.
Facciamo entrambi dei lavori così particolari che bisogna essere elastici.
Poi abbiamo un bimbo meraviglioso, questo ha contribuito ad innalzare una gioia che già esisteva.
Cerchiamo di vivere alla giornata e di non programmare troppo i tempi.
Il piccolo Gabriele come ha cambiato gli equilibri per quanto riguarda il tuo lavoro, la tua vita?
Li ha cambiati completamente, lui fa le regole, io mi adatto ai suoi ritmi.
Ora è l'unica priorità.
E' qui a Trieste. Si fa tutto, basta essere organizzati.
Io ricordo un tuo provino giovanissima in cui dichiaravi di volere fare l'attrice e ce l'hai fatta.
Cosa ti ha spinto alla recitazione?
Questo lavoro ho imparato a farlo.
All'inizio mi è capitato come occasione e l'ho colta, a 16 - 17 anni, poi ho capito che mi piaceva farlo e ho imparato ad amarlo, ma in me non c'è questo fuoco sacro dell'attrice.
Se qualcuno un giorno mi dicesse "A Pandò, puoi tornare da dove sei venuta" io prendo i miei bagagliucci e mi ritiro a vita privata.
Questo atteggiamento aiuta molto, perché un filo di distacco delle cose aiuta a non sentirle necessarie.
In quale dei tuoi personaggi ti sei più riconosciuta?
In particolare nella memoria collettiva quello che è rimasto più impresso è quello del commissario Giulia Corsi in Distretto di Polizia.
Parlare di identificazione lascia il tempo che trova. Ho sempre colto dinamiche che non mi appartenevano nei ruoli che ho fatto.
Ma c'e' un parallelismo sottile: quando ti scelgono per fare un film colgono in te quella cosa che nel film può essere utile.
Quando ero più piccola coglievano nella mia faccia un atteggiamento più solare, gioioso - se ti ricordi, l'Alice di un Medico in famiglia - una ragazza tenera, dolce.
Poi hanno colto in me l'aggressività. Io li lascio fare.
In realtà c'è sempre stato un po' di me in tutti i ruoli che ho interpretato, ma identificarmi completamente con i personaggi..questo no.
Niente ritorni a Distretto per il prossimo futuro?
No, non per adesso.
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