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God or the girl: le riflessioni di don Migliorati e don Padrini

Elena Redaelli avatar Sabato 15 Aprile 2006, 13:37 in Curiosità, Reality, Religion, Weblogs di Elena Redaelli

E' con grande piacere che, riguardo al reality God or the girl, lascio la parola a entrambi gli e-don di Blogosfere: don Moreno Migliorati, che cura il blog Spiritual Spice: spezie spirituali per insaporire la nostra vita, e don Paolo Padrini, autore invece di Passi nel deserto.

Don Moreno Migliorati:

"Stavolta il confessionale è vero: il reality arriva in seminario"
Per ora fa discutere negli USA, ma c’è da scommettere che, se il format sarà Logo1importato, non minori polemiche divamperanno anche nel nostro Paese. Stiamo parlando del nuovo reality che prenderà il via (ma guarda un po’) domenica, serata di Pasqua, sulla rete via cavo A&E. Si chiama God or the girl ed è stato ottimamente descritto da Elena di TV Boomerang nel suo blog.

Quali considerazioni fare riguardo ad una simile iniziativa?
Da un lato che, come rilevato dalla stessa Elena, i reality sono il futuro della tv: costano poco ed hanno ottimi riscontri in termini di audience e (conseguentemente) di raccolta pubblicitaria. Bisogna farci i conti, insomma, e non si può semplicemente voltare la testa dall’altra parte.

Per venire al contenuto del reality in questione, la prima cosa che salta agli occhi è che la scelta cui vengono sottoposti i protagonisti è quanto mai semplicistica: Dio o una compagna per la vita.
La vita del seminario è un po’ più complessa di come (c’è da immaginare) verrà descritta nel reality a stelle e strisce Ma, del resto, la semplificazione (spinta talvolta fino alla banalizzazione) è uno dei tratti caratteristici del linguaggio televisivo odierno.
Anche la fiction ama dipingere la realtà in bianco e nero ed ha successo appunto per questo. Un’altra considerazione è che questo reality sembra inserirsi alla perfezione in quel filone di riscoperta del sacro che, come un’onda lunga, sta attraversando la società americana. E le onde lunghe, si sa, trascinano tutto quello che incontrano sul loro cammino, di buono e di meno buono che sia Poi, chissà, magari un programma del genere può anche innescare discussioni proficue.

Come dicevo ad Elena quando si progettava di fare un post su questo nuovo reality, si tratta di una realtà controversa, ma nel senso positivo del termine.
Accanto al trash (che certamente non mancherà) sarà magari possibile trovarci positivi spunti di riflessione. Conforta il parere di Robert Thompson, direttore del Centro degli studi sulla televisione dell'Università di Syracuse riportato da Il Giornale: «Siamo scesi così in basso coi reality che vederne uno serio e sincero, mi rincuora». Speriamo sia vero, anche se personalmente ho qualche fondato dubbio. Ma a Pasqua bisogna essere ottimisti. Ed ora il prossimo passo quale sarà? Magari un reality ambientato in un noviziato di monache di clausura.
Speriamo solo che non lo chiamino La Grande Madre Superiora. Sarebbe davvero troppo banale.

Don Paolo Padrini:

"Reality in seminario"
Logo2 Si chiama God or the girl ed è il nuovo reality show che sarà trasmesso in America da oggi (sera di Pasqua) sulla rete via cavo A&E. Ne hanno parlato (e li ringrazio per la segnalazione, nonchè per i commenti) sia il mio "collega" Don Moreno Migliorati sul blog "Spiritual Spice", sia Elena nel suo blog "TV Boomerang". Vorrei partire dalle riflessioni proposte da Don Moreno.

Scrive Don Moreno: Per venire al contenuto del reality in questione, la prima cosa che salta agli occhi è che la scelta cui vengono sottoposti i protagonisti è quanto mai semplicistica: Dio o una compagna per la vita. La vita del seminario è un po’ più complessa di come (c’è da immaginare) verrà descritta nel reality a stelle e strisce. Ma, del resto, la semplificazione (spinta talvolta fino alla banalizzazione) è uno dei tratti caratteristici del linguaggio televisivo odierno. Ovviamente non posso che concordare.

Non solo chi - come noi - ha frequentato per anni il Seminario, ma anche coloro che ne hanno semplicemnete sentito parlare, possono affermare che in Seminario si fa altro che "scegliere semplicemente" tra Dio e le ragazze. Ovviamente questa visione è molto semplificata, se non semplicistica. E' anche vero che probabilmente questa semplificazione rientra nelle modalità attraverso le quali la televisione produce i suoi programmi.
Personalmente credo però che la cosa non sia così semplice...

Faccio un breve ragionamento.
Guardiamo l'evoluzione di reality apparsi in Italia negli ultimi anni, ed in particolare del Grande Fratello. Se notiamo, all'interno degli stessi c'è stata, dalla prima edizione, una notevole evoluzione, nella direzione di una "articolazione/complicazione" delle vicende tra i protagonisti, che si traduce, in termini di Comunicazione, in una articolazione più complessa delle dinamiche comunicative che coinvolgono in particolare il rapporto tra il pubblico e gli attori.
In sintesi credo si possa dire come i reality, passando il tempo, abbiamo l'esigenza di "complicarsi" per rimanere interessanti, sfruttando l'elemento sorpresa (e a volte l'elemento "scandalo").
Questo a parere mio significa che la lettura dei reality in chiave di "semplificazione" della realtà (dettata da una esigenza chiara del pubblico...pagante) non è così scontata. Potremmo infatti chiederci: cosa vuole la gente quando guarda un reality?
La risposta è: vuole entrare in contatto con una realtà complessa.

Ed il reality cosa offre in risposta a questa domanda: la semplificazione della realtà COME METODO. Esiste certamente una componente di semplificazione, ma questa è da leggere più come una "dicotomizzazione della realtà" in risposta ad una complessità che i telespettatori vivono nella loro quotidianità.

Concludendo possiamo dire che i Reality producono non tanto una semplificazione della realtà, quanto una visione "dicotomica/semplicistica" di una realtà complessa...e forse è per questo che funzionano, in termini di ascolti.
Quale perciò la mia valutazione? La mia valutazione è negativa. Non credo che i reality rientrino nel detto popolare "Bene o male basti che se ne parli...". E non parlo solo di quelli a tematica religiosa. I reality nascondono infatti una qualche semplificazione della vita, che non ha il merito di "popolarizzare" una realtà altrimenti distante (come quella del Seminario e della scelta religiosa), ma al contrario nasconde il pericolo della creazione di un "modello semplificativo" della vita, che - se assimilato dalla televisione - incide sulla nostra visione della realtà.

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