Il gossip TV cucinato da una under 30 ;)
Il Grande Fratello si va contaminando con La Fattoria, che a sua volta ha stretto una partnership
con Uomini e Donne.
Ma è d'Oltreoceano la vera sorpresa: un reality show americano metterà a nudo i segreti del seminario, e spierà da vicino gli aspiranti preti che devono compiere l'ardua scelta: o Dio, o una compagna per tutta la vita.
La prima puntata del programma, battezzato appunto God or the girl, andrà in onda la sera della domenica di Pasqua sulla rete via cavo A&E.
Rete che, come racconta il Washington Post, ha in programma i tre reality più discussi del momento: Amish in the city, sulle tentazioni delle giovani ragazzine cresciute nella remota
campagna della Pennsylvania a contatto per la prima volta con la città; Wife swap, su due mariti che si scambiano, nel bene e nel male, le mogli; infine Black-white, in cui una famiglia di bianchi, truccati da neri, scopre il razzismo quotidiano.
Per quanto riguarda God or the girl, il precedente c'è: un documentario che la Bbc ha fatto realizzare anni orsono per immortalare la vita dei novizi in convento.
Il format mandato in onda dalla A&E sembra proprio vertere su questa linea.
«Sembra un documentario», ha ammesso il critico del Daily News di New York, come riporta Il Giornale. «Non c'è alcunché di ridicolo nelle difficilissime scelte dei protagonisti: applaudo il coraggio dei produttori, che hanno voluto far luce sulle scelte spirituali di questi giovani in un momento in cui l'America è alla ricerca di Dio».
I volti del programma sono quattro: il ventottenne Joe Adair di Cleveland nell'Ohio; il ventunenne Dan De Matte di Columbus, Ohio; il venticinquenne Steve Horvath di Lincoln nel Nebraska e il ventiquattrenne Mike Lechnial di Scranton, nelle campagne della Pennsylvania.
Tutti combattuti di fronte alla scelta che devono intraprendere in nome della fede: il celibato.
Non andate a immaginare, però, un nuovo Temptation Island.
Le ragazze che prenderanno parte al reality non saranno delle tentatrici, ma offriranno una prospettiva di famiglia e matrimonio ai concorrenti.
Con che coraggio hanno ideato un reality del genere, si chiedono in America?
A mio parere, la Tv postmoderna è (purtroppo) quella dei reality show, brutti o belli, morali o immorali che siano.
E anche la Chiesa deve imparare a confrontarsi con tali programmi, così come con la tecnologia, per esplorare inedite vie di comunicazione attraverso cui raggiungere i fedeli.
Ma nel prossimo post lascerò la parola a due persone più autorevoli di me in materia: don Moreno Migliorati, che cura il blog Spiritual Spice: spezie spirituali per insaporire la nostra vita, e don Paolo Padrini, autore invece di Passi nel deserto.
*Foto tratte da Fox news.
Ti ringrazio per il tuo post, e desidero in qualche modo contribuire anche io.
Grazie.
Si chiama "God or the girl" ed è il nuovo reality show che sarà trasmesso in America da oggi (sera di Pasqua) sulla rete via cavo A&E. Ne hanno parlato (e li ringrazio per la segnalazione, nonchè per i commenti) sia il mio "collega" Don Moreno Migliorati sul blog "Spiritual Spice", sia Elena nel suo blog "TV Boomerang". Vorrei partire dalle riflessioni proposte da Don Moreno.
Scrive Don Moreno:
Per venire al contenuto del reality in questione, la prima cosa che salta agli occhi è che la scelta cui vengono sottoposti i protagonisti è quanto mai semplicistica: Dio o una compagna per la vita.
La vita del seminario è un po’ più complessa di come (c’è da immaginare) verrà descritta nel reality a stelle e strisce.
Ma, del resto, la semplificazione (spinta talvolta fino alla banalizzazione) è uno dei tratti caratteristici del linguaggio televisivo odierno.
Ovviamente non posso che concordare. Non solo chi - come noi - ha frequentato per anni il Seminario ma anche coloro che ne hanno semplicemnete sentito parlare, possono affermare che in Seminario si fa altro che "scegliere semplicemente" tra Dio e le ragazze. Ovviamente questa visione è molto semplificata, se non semplicistica. E' anche vero che probabilmente questa semplificazione rientra nelle modalità attraverso le quali la televisione produce i suoi programmi.
Personalmente credo però che la cosa non sia così semplice...
Faccio un breve ragionamento. Guardiamo l'evoluzione di reality apparsi in Italia negli ultimi anni, ed in particolare del Grande Fratello. Se notiamo, all'interno degli stessi c'è stata, dalla prima edizione, una notevole evoluzione, nella direzione di una "articolazione/complicazione" delle vicende tra i protagonisti, che si traduce, in termini di Comunicazione, in una articolazione più complessa delle dinamiche comunicative che coinvolgono in particolare il rapporto tra il pubblico e gli attori.
In sintesi credo si possa dire come i reality, passando il tempo, abbiamo l'esigenza di "complicarsi" per rimanere interessanti, sfruttando l'elemento sorpresa (e a volte l'elemento "scandalo").
Questo a parere mio significa che la lettura dei reality in chiave di "semplificazione" della realtà (dettata da una esigenza chiara del pubblico...pagante) non è così scontata.
Potremmo infatti chiederci: cosa vuole la gente quando guarda un reality? la risposta è: vuole entrare in contatto con una realtà complessa.
Ed il reality cosa offre in risposta a questa domanda: la semplificazione della realtà COME METODO.
Esiste certamente una componente di semplificazione, ma questa è da leggere più come una "dicotomizzazione della realtà" in risposta ad una complessità che i telespettatori vivono nella loro quotidianità.
Concludendo possiamo dire che i Reality producono non tanto una semplificazione della realtà, quanto una visione "dicotomica/semplicistica" di una realtà complessa...e forse è per questo che funzionano, in termini di ascolti.
Quale perciò la mia valutazione?
La mia valutazione è negativa. Non credo che i reality rientrino nel detto popolare "Bene o male basti che se ne parli...". E non parlo solo di quelli a tematica religiosa.
I reality nascondono infatti una qualche semplificazione della vita, che non ha il merito di "popolarizzare" una realtà altrimenti distante (come quella del Seminario e della scelta religiosa), ma al contrario nasconde il pericolo della creazione di un "modello semplificativo" della vita, che - se assimilato dalla televisione - incide sulla nostra visione della realtà.
"Questa è la mia terra": Roberto Farnesi saluta le fidanzate lolite e si riscatta con gli ascolti della fiction
Uomini e Donne: Antonello Zara ricordato nella puntata di martedì 20
I difetti insospettabili dei vip: la cellulite di Elisabetta Canalis, Melissa Satta, Michela Coppa e Barbara Chiappini, le rughe di Costantino Vitagliano e Simona Ventura
Il triangolo Gigi D'Alessio - Carmela Barbato - Anna Tatangelo
Vero Amore: gli esordi di Giuseppe Lago, Francesca Morana, Erminia Castriota, Salv…
Intervista a Lele Mora: "Deluso da chi mi ha abbandonato"
"Un erede di Walter Chiari non c'è", parla il figlio Simone Annicchiarico
Luciano Pavarotti: ricordo di un tenore che era l'Opera lirica
alle 00:14
inopera
i reality sono piuttosto interessanti se visti da un punto di vista sociologico.
la differenza più evidente tra i nostri e quelli americani è che i protagonisti di ciò, in Italia restano nelle scene televisive per diverso tempo.
In america ritornano spesso in un anonimato...è come se da noi la "cultura" di accompagnare il "figlio" fuori della casa sia talmente radicata e forte che non avviene subito, ma necessita di un tempo più lungo !!!
il fatto che la chiesa entri nei reality è una questione che giudico ora frivola, domani non so.
mi chiedo quale sia il pensiero dietro ciò...